#SBF15: la prima edizione di Slow Brand Festival

11 giugno 2015.
Sono a Milano, in via Romagnosi 3, alla Fondazione Feltrinelli. Posto figo, a due passi da La Scala, dalla Galleria e da via Montenapoleone. Questa volta però niente feste o aperitivi chic, sono qui su invito della prof. Patrizia Musso, fondatrice di Brandforum.it., per partecipare alla primissima edizione dello Slow Brand Festival.
Sì, insomma, un evento carino, intimo e decisamente interessante. Si parla appunto di slow branding, cioè di come le marche (non tutte eh) si stiano muovendo verso una comunicazione più lenta e ricca di contenuti. Pubblicità, web, spazi fisici e gestione aziendale, tutto in chiave take it easy and relax.



Brandforum ha ormai un'esperienza di 14 anni e ha osservato da vicino questo trend che spesso le aziende mettono in campo senza accorgersene, lasciandosi trasportare forse un po' dall'istinto. Per altre aziende, invece, lo slow branding è un mantra vero e proprio, e su di esso hanno ri-fondato la comunicazione degli ultimi anni, raccogliendo un grande apprezzamento da parte del pubblico.



Torniamo a noi, a Milano fa caldo, ma prendo il mio posto e mi guardo in giro. Il clima è rilassato ma dinamico, si capisce che chi partecipa a questo incontro ha una grande passione per la comunicazione e vuole condividere la propria visione del fenomeno slow branding. Mi piace.



Bang, si parte!

Prende parola Patrizia Musso e introduce l'evento: la prima a salire in cattedra sarà Juliet Schor, sociologa del Boston College, che parlerà della shared economy e delle sue implicazioni sui modelli du business; poi sarà il turno di una tavola rotonda moderata dal giornalista Andrea Di Turi; poi ancora un confronto di case history introdotto dalla stessa Patrizia Musso e per finire le premiazioni ai brand selezionati da un pool di studenti e collaboratori, per le migliori iniziative in ambito di slow branding.

Gli interventi sono tutti estremamente interessanti, non è facile parlare di un trend che ancora pochi brand riconoscono ed ammettono di adottare (nonostante sia super-cool) e alla fine dei confronti emergono più che altro molte domande, che non fanno altro che aumentare l'interesse generale per lo slow branding. Tutti vogliamo vederci chiaro e capire come questa strategia (perché per tutti gli invitati si tratta di una strategia globale aziendale e non solo un esercizio sporadico) possa diventare un generatore di valore aggiunto per le marche moderne.

I racconti di Unicredit e Danone, su tutti, ci danno una misura pratica del fenomeno. Nuovi orizzonti temporali, una nuova concezione della pubblicità, i contenuti brandizzati ma non commerciali, spazi aziendali a misura d'uomo, brand amichevoli, una comunicazione “alla pari”.
Insomma, lo slow branding pervade le aziende dalla radice e le trasforma, avvicinandole ai consumatori in qualità di interlocutori, non in qualità di erogatori di prodotti.

#SBF15 è solo alla prima edizione, ma avendovi partecipato sono certo che diventerà un appuntamento di riferimento per addetti ai lavori e appassionati di comunicazione. Fate un giro su brandforum.it e date un'occhiata ai casi analizzati, troverete un sacco di spunti utili se lavorate nel campo della pubblicità o diventerete semplicemente degli utenti più consapevoli.


Enjoy!



DV

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